Comunicato degli occupanti dell’Opera

Comunicato degli occupanti del Teatro dell’Opera in merito alla decisione di lasciare l’occupazione

Oggi sabato 7 febbraio l’assemblea dell’Opera Ribelle, ha deciso di abbandonare l’Opera Nazionale, essendo riuscita a mantenere 9 giorni e notti di autonomia, libertà, creazione e autogestione nella pratica.

 

Primo atto:

Abbiamo liberato l’Opera Nazionale come risposta allo strangolamento della libera espressione, all’imposizione di desideri falsificati, al bombardamento di cemento degli spazi pubblici, all’oppressione.

Quando anche i diritti elementari sono negati con lacrimogeni e acido solforico arriva il momento di prendere una posizione.

 

Secondo atto:

Ci siamo presi un simbolo dello status quo artistico, ridefinendo le relazioni tra creatore e spettatore, maestro e allievo. Per 9 giorni, un mosaico di persone conosciutesi a Dicembre ha preso forma, ha praticato la democrazia diretta e ha unito la politica all’arte, dentro e fuori dall’opera. Non ci dividiamo tra artisti e non artisti, siamo il fiore della vita.

Chiunque pensa che la fine dell’occupazione comporterà la fine della dissidenza dovrà ricredersi.

Non rendiamo la cultura a Narchios, Lamprakis o qualche altro “specialista” – in ogni caso non gli appartiene. La nostra presenza e azioni all’Opera mostrano che non è solo la distinzione tra cultura di “alto” e “basso” livello che ci divide o avvicina, ma anche un’espressione di strutture gerarchiche. Per noi l’arte è un campo di battaglia.

 Terzo Atto:Continuiamo autogestendoci, esprimendoci e agendo negli spazi pubblici, agendo e creando assieme sulla base dell’autonomi e dell’autogestione.Questa occupazione ha compiuto il suo circolo una volta, contenendoci tutti. Continueemo come cellule centrifughe, diffondendo la nostra esperienza comune e dinamica in tutti i quartieri, parchi e strade.Durante la mobilitazione, i lavoratori e gli artisti del teatro Colon di Buenos Aires, hanno espresso solidarietà alla nostra lotta nelle loro proteste contro 500 licenziamenti che significano la dissoluzione del teatro stesso.Messaggi di solidarietà ci sono arrivati anche dall’Università nazionale di Rosario in Argentina, dal Movimento Donne Ribelli del Brasile, dal Venezuela e dall’Unione Nazionale degli Artisti popolari d’Ecuador. Rimaniamo in contatto solidale con tutti loro e chiamiamo tutti i lavoratori a ridefinire il proprio ruolo dentro le relazioni e le strutture dominanti

Gli artisti della vita non sono i pagliacci dell’autorità, non vogliamo convertirci in granate umane di fracasso nell’artigleria della repressione psicologica, ma piuttosto fuoco artificiale d’allegria e profondo sentimento nel cammino della liberazione sociale. Invitiamo la gente ad assumere iniziative ed esperimenti analoghi per conoscere e modellare insieme esperimenti autonomi.

 

Solidarietà a Konstantina Kouneva e a tutti quelli che continuano la lotta.

Appoggiamo i feriti dell’insurrezione.

Immediata liberazione di tutti i detenuti.

 

Riprendiamoci le strade contro il bombardamento di cemento.

Ancora in solidarietà col popolo palestinese.

Le strade sono il nostro teatro, l’insurrezione la nostra arte.

 

Prossimamente il quarto atto

 

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